immagine di una tradizione

Immagine di una tradizione

Una delle fortune più grandi che un uomo possa avere è quella di partecipare alla conservazione della “memoria”.

Esserne custodi in qualche modo implica delle responsabilità. Ossia l’essere in grado di tramandare, attraverso il tempo e non solo, qualcosa che non è più così facile da vedere, come magari lo era una volta.

E si che una volta ci si aggregava per ore, pomeriggi, weekend interi a produrre qualcosa utile per la comunità. 

Ma il fine non era solo quello di produrre qualcosa

Il fine era un altro… ben più nobile. L’aggregazione. Il convivio. Lo stare insieme per il gusto di stare insieme.

Oggi tutto questo è andato perduto. Oggi si vive di corsa e non si ha tempo nemmeno di preoccuparsi di se stessi, figurarsi se si ha il tempo di dedicare attenzione, tempo e parole agli altri.

Una su tutte… i viaggi last minute. Si scelgono mete lontane con viaggi veloci e low cost… 3 errori in uno. Le mete… non è detto che lontano è bello, anzi spesso non si conosce ciò che ci circonda. Il viaggio… ma dove è scritto che veloce è meglio? tante volte è proprio il viaggio la vera vacanza… guardare il paesaggio cambiare chilometro dopo chilometro. Low Cost… viaggiare bene su mezzi di trasporto che “magicamente” costano poco mi sembra un miraggio… i viaggi più belli che ho fatto sono stati in moto… ci ho girato l’Europa. E’ una questione di testa… di mentalità.

E’ proprio la mentalità ad essere cambiata…

Avere il tempo di fermarsi. Un giorno. Essere talmente “liberi” da riuscire a spegnere il telefono. Stare talmente bene da riuscire a passare una piacevole giornata con gente appena conosciuta… in casa loro. Godere di una ottima ospitalità e trascorrere ore a parlare, bere, ascoltare musica popolare attraverso chitarre artigianali e godere di poesie di poeti locali che diffondono la loro cultura con generosità.

In un non meglio precisato sabato pomeriggio, dopo una pioggia che sembrava volermi rovinare i programmi, ci ritroviamo in campagna da Michele. Una persona speciale. Non ho mai visto tanta ospitalità tutta concentrata in un solo essere umano. Ci apre le porte di casa sua per darci la possibilità di osservare, con il suo personalissimo e adorabile sottofondo musicale, la creazione delle Cruedde. 

 

Michele nella sua casa di campagna, con la sua chitarra e con la sua musica.

L’età varia… c’è un bambino e c’è un uomo che ha pressappoco l’età di mio padre. Ma tutti siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Non ci sono interferenze. Il bambino fa cose da grandi e i grandi fanno cose che solitamente oggigiorno fanno soltanto i bambini… stanno insieme uniti da una passione comune… punto. Ecco la magia dell’aggregazione e dello stare bene insieme… le differenze di età spariscono.

La Cruedda dicevo…

è una cosa antichissima. Un gruppo di valorosi la sta tenendo in vita. Hanno formato una associazione, ad Ischitella… chiamata appunto “Cruedda”.

La “cruedd” (di Ischitella) prende il suo nome dal latino “corbula” trasformato poi in corbella-corbedda, ed infine in dialetto garganico “cruedd”. E’ una cesta di paglia di grano tenero intrecciata e lavorata a mano arricchita con delle pezze colorate e tenuta insieme con del filo o del giunco proveniente dalla palude di Varano.

E’ un contenitore storico, ossia che accompagnava la donna dalla nascita al matrimonio alla morte.

Nelle “cruedd” le donne mettevano, la dote nuziale, il pane da cuocere nel forno, i panni da lavare al torrente, il grano, la frutta, la pasta fatta a mano e anche il “consolo” nei funerali.

Quindi un pezzo di storia e della cultura del Gargano. La mia terra, così vicina e a volte così lontana.

Il ricordo è affidato nelle mani di Piero, abile intrecciatore di cruedde e fine poeta che proprio alla cruedd ha dedicato una poesia.

 

Piero bagna la paglia per mantenerla morbida e per renderla lavorabile

 

e il momento di avvolgere la paglia in un panno umido affinché resti sempre umida, morbida e lavorabile

 

il filo che terrà insieme la paglia e a cui è affidata tutta la solidità della struttura della cruedda

 

iniziare… è una questione delicata che determina tutto il lavoro che andrà fatto…

 

Queste sono le fasi di preparazione… fondamentali. Bagnare la paglia, avvolgerla in un panno umido per preservarne la morbidezza e la malleabilità, usare uno spago robusto e iniziare a costruire la cesta dalle sue fondamenta… gesti antichi… nobili… affascinanti.

 

il centro della cruedda è nato… da qui in poi è un susseguirsi di giri di paglia e filo.

 

giro dopo giro la cruedda prende forma

 

le ore passano e la cruedda inizia a diventare il contenitore storico di cui parlavo

 

per qualcuno il soggetto da guardare attentamente sono io… de gustibus

 

abbiamo finito… la dimostrazione che ciò che in antichità era routine ora è diventata arte è finita…

 

il prodotto finito è strepitoso…

 

Aver assistito alla creazione della cruedda, dalla nascita al prodotto finito, è stata una esperienza bellissima… di unico c’è stato anche tutto il contorno… le ore passate insieme a queste persone meravigliose, l’ospitalità, le chiacchiere, le risate, la musica, il convivio, il bicchierino di grappa accompagnato dal biscotto secco… insomma un pomeriggio come non ne passavo da anni… grazie davvero. Grazie anche a Gabriele, amico prezioso senza il quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile.

Chiudo qui… regalando dietro gentile concessione dell’autore Piero Caputo la poesia, “Fili di Storia”, dedicata alla cruedda… bellissima ed intensa.

 

Inserisco per chi ne avesse bisogno anche la traduzione.

 

 

 

Inserisco alcuni link per chi volesse, come sempre, leggere qualcos’altro. Grazie dell’attenzione. Ci si ritrova al prossimo articolo.

http://trabuioeluce.com/lidea-rivoluzionera-mondo/

http://trabuioeluce.com/bianco-nero-colori/

http://trabuioeluce.com/limportanza-del-reportage/

http://www.parcogargano.gov.it/servizi/menu/dinamica.aspx?idArea=17308&idCat=17844&ID=18008

3 thoughts on “immagine di una tradizione

  1. Una bella fotografia racconta una storia, rivela un luogo, un evento, uno stato d’animo, è più potente di pagine e pagine scritte.
    (Isabel Allende)
    Complimenti per la tua arte, tvb…..

    1. Grazie delle tue bellissime parole amico mio.
      Grazie di tutto.
      Ci vediamo presto!!!
      Ti abbraccio. Luigi

  2. La conservazione della memoria,dovrebbe anche servire per non farci commettere gli orrori che la nostra razza fece,e continua a fare con barbarie nei confronti della propria razza e non.
    Sai Gigio a volte penso che l’estinzione sia la soluzione a tutti mali solo che prima dobbiamo sterminare …poi quando non c’è più nulla di interessante allora rivoltiamo l’arma su di noi.E lo facciamo in un modo subdolo,cancellando la nostra storia e memoria a breve termine.Spero che i popoli che verranno sappiano correggere i nostri errori e tramandare ciò che di buono la nostra razza ha creato,ma penso che questo avverrà quando il buio calerà su questa terribile era.
    Ti abbraccio Amico mio

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