Fotografare sottraendo

Fotografare sottraendo

Perché meno è meglio! Sempre… quasi sempre.

In fotografia fondamentale è non far perdere l’interesse, di chi guarda la nostra foto, per la nostra foto. 

E’ un concetto base. Semplice. Lineare. Se non ti interessa la mia foto vuol dire che la mia foto non funziona.

Una foto interessante è quella che guardi per almeno 3 secondi e da cui non riesci a staccare lo sguardo… (cito Benedusi)

Quanto ha ragione.

Tre secondi per una sola immagine sono tanti. Pensate che un “appassionato medio” di fotografia, mentre scorre le griglie di instagram, se non è colpito da nessuna foto in particolare, con un solo movimento del dito dal basso verso l’alto, quindi in molto meno di tre secondi,  di fotografie ne scorre 15…

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Ma quando una immagine è interessante? e soprattutto, come faccio a fare una foto interessante?

Inserendo meno roba possibile nella foto. Asciugare. Snellire.

E poi?

Devo riuscire a dare (o quantomeno provare a dare) a chi guarderà la mia foto la possibilità di sognare, immaginare, pensare, incuriosirsi, sperare. Devo riuscire a dare la possibilità a chi guarda la foto di entrare nella foto. Coinvolgerlo ad un livello tale da fargli provare le stesse sensazioni che ho provato io mentre scattavo.

Paura, vertigini, gioia, speranza, caldo, freddo, odori…

In fondo, come già dicevo nel mio articolo sul ritratto (qui), la fotografia di qualsiasi natura, compresa quella di ritratto, è una cosa semplice… ma come tutte le cose semplici, è difficile farla bene.

Una buona fotografia “racconta“. Racconta qualcosa a qualcuno che “sa” ascoltare.

Un elemento o due, sono già sufficienti. Inserirne altri non serve.

Da qui anche l’idea di limitare l’uso del grandangolo per intensificare l’uso del tele.

Sto rivalutando molto l’uso del tele nelle mie uscite fotografiche, così come l’utilizzo di ottiche fisse. Perché? Perché è comodo “inquadrare” quanta più roba è possibile… ma il difficile è proprio selezionare la roba interessante.

Un esercizio molto efficace è quello di uscire con una sola ottica. Fissa. Magari un 50mm o un 85mm o meglio ancora un 135mm… (ma anche il classico 70-300 va benissimo) uscire e fotografare solo con quello. Scoprire cosa riusciamo a fare e cosa riusciamo a portare a casa è disarmante. Può essere che le prime volte ci vedremo costretti a tagliare e violentare la nostra idea “classica” di fotografia. Dovremo impegnarci per comporre prima mentalmente e solo dopo scattare con la nostra macchina fotografica…

Magari durante la prima uscita non scattiamo nemmeno una fotografia, ma alla seconda, gli scatti cominciano ad arrivare. Garantito.

E quegli scatti conterranno ottime fotografie. Non perché siano belle, non perché siano “esatte”, ma perché sono fotografie pensate. E visto che la parola “fotografia” altro non è che l’unione di due parole foto (luce) e grafia (scrittura)…

pensiamo bene a cosa “scriviamo” ed evitiamo di scrivere “fesserie”

Non è una regola fissa, anzi… non è una regola. Ma ogni tanto è sicuramente un buon esercizio.

Un mio piccolo esempio. Una mia immagine a cui sono molto legato. In questa foto ritrovo centinaia di sensazioni, di emozioni ed ogni volta che la guardo, non posso fare a meno di… continuare a guardarla “per più di tre secondi”.

ricordi
foto scattata con una Fuji X-E1 e un 50mm f/1.4 vintage a tutta apertura… post produzione assente.

 

Per descriverla, userò le parole che ho usato in altri luoghi, ma che a distanza di tanto tempo non mi sento di modificare nemmeno di una virgola…

Quando guardo questa foto, è come se qualche piccolo, minuscolo anfratto della mia mente, nascosto ed inaccessibile, cominci a mandare segnali fortissimi ed inequivocabili… come quando hai un dejavu… una sensazione strana… che ti fa dire… “io questa scena l’ho già vista, questa situazione l’ho già vissuta”… ma non sai spiegarti come e quando.
Ecco io questa situazione, questa immagine l’ho già vista… l’ho già vissuta… è lì, impressa nel mio subconscio.
Il che è strano, perché la donna in foto, tiene per mano un bambino molto piccolo… quindi non può essere un mio ricordo… io in casa sono il fratello minore… se mio fratello avesse avuto l’età del bimbo in foto, io sarei dovuto essere comunque troppo piccolo per ricordare qualcosa… eppure, mi sembra di ricordare anche la temperatura mite di una giornata primaverile… l’odore del mare e un vento fresco e delicato.
Forse io ero in braccio a mio padre… non lo so…

Ecco, la foto sopra può piacere o meno, può essere corretta o meno, il punto non è questo. Il punto è che la foto qui sopra ha qualcosa da dire, da evocare, da raccontare. Due o tre elementi. Sole, mare e presenze umane in lontananza… serve davvero altro? Il fatto di aver avuto un’ottica fissa mi ha “costretto” a scattare così, e forse è stato un bene, perché alla fine se avessi avuto uno zoom avrei quasi sicuramente zoomato, o se (peggio) avessi avuto un grandangolo avrei inquadrato tanto di più a sinistra e/o tanto di più a destra e le presenze umane sarebbero diventate illeggibili. Insomma il “rischio” ha pagato.

D’altronde chi conosce le fotografie di paesaggio di Franco Fontana, per esempio, sa che poco vuol dire tanto. Guardare una sua fotografia vuol dire entrare in quel paesaggio… vuol dire esserci pur non essendoci mai stato.

franco fontana
Uno screenshot del sito di Franco Fontana dove sono visibili due suoi bellissimi esempi di fotografia di paesaggio per sottrazione.

Arrivare a pensare di fare questo tipo di “fotografia” vuol dire trovarsi di fatto ad un livello successivo. Già il solo fatto di uscire di casa con il solo corpo macchina con attaccata una sola lente, vuol dire aver accettato la sfida.

E’ un tipo di fotografia che non servirà mai o quasi nel lavoro di fotografo, ma è sicuramente la più appagante a livello personale.

Arrivare a saper fotografare sottraendo vuol dire fotografare bene anche tutto il resto.

Non preoccupatevi, è più semplice del previsto. Per semplificare il discorso, facciamo parlare le immagini.

All’inizio, giravo armato di grandangolo per fotografare paesaggi e all’inizio si commettono tanti errori. Ecco qui una foto di paesaggio che scattai anni fa… la tipica foto di paesaggio fatta con un grandangolo che quando la vedi non le degni nemmeno mezzo secondo…

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Ma siamo proprio sicuri che questo panorama non meriti l’attenzione di chi guarda la foto? Se adesso seleziono delle aree per me interessanti, questa foto contiene minimo tre “panorami interessanti” quali?

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Con una lente adeguata, questo panorama inizialmente anonimo mi avrebbe regalato 3 ottimi scatti.

Vediamo il primo, e naturalmente non dimentichiamo che sono ritagli ricavati da uno scatto “sbagliato”, quindi se la foto qui sotto fosse stata scattata in origine con questo taglio, avrebbe avuto tutto un altro effetto, non ultimo quello della compressione della prospettiva tipica delle ottiche tele.

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Una tavolozza di marroni davvero interessante, ma ancor più interessante è la seconda selezione… eccola

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queste onde gialle in due tonalità inserite in un contesto marrone scuro, fanno sembrare un campo di grano un drappo di stoffa mosso dal vento. Come prima, anche qui se munito di teleobiettivo avessi pensato, composto e scattato questa stessa immagine, ne sarebbe venuto fuori un piccolo capolavoro.

Ultimo ma non ultimo il terzo particolare. Un albero solitario in mezzo ad una marea di forme geometriche…

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Sono sicuro che con la prima immagine, nessuno aveva notato questi particolari. Eppure sono tutti in quella fotografia “non interessante”.

Bastava sottrarre il 90% della fotografia per avere tre grandi fotografie.

 

Analizzate le immagini e prendete le vostre decisioni.

 

Ma fotografare per sottrazione va bene soltanto per il paesaggio o può estendersi anche ad altri ambiti fotografici? e soprattutto,

si può andare oltre e togliere ancora di più? Certo! Anzi si deve.

Allora cambiamo contesto fotografico e ci dirigiamo verso il genere street, togliamo il colore, togliamo quasi tutte le luci, togliamo elementi di riferimento… e cosa rimane? un telo nero con delle linee di luce che formano qualcosa… ma come sarà una foto tutta nera con delle linee di luce? sarà in grado di catturare l’attenzione di chi la  guarda?

Fornendo così pochi elementi è normale e scontato che sarà la fantasia e la percezione di chi guarda la nostra fotografia a costruire una storia attorno alla foto. Io con le mie immagini racconto qualcosa che vedo… e mi piace molto vedere che sensazioni suscita la mia immagine su chi la guarda.

essenza
– essenza –

Serve davvero altro a questa foto? servono i colori? serve vedere i muri? serve vedere quello che ora è nero? la risposta è NO!!! Già il solo fatto di guardarla per cercare di capire di più, è già testimonianza che la foto sta incuriosendo, sta catalizzando l’attenzione di qualcuno che vuole approfondire che storia ci sia dietro questa singola immagine.

Come si può dedurre dai due esempi, il genere di fotografia per sottrazione non si riferisce a nessun genere fotografico in particolare e a nessuna condizione luminosa, non a caso ho mostrato un esempio con fortissima luce e un altro con prevalenza di buio.

La fotografia per sottrazione è un approccio mentale. Punto.

Infatti di esempi di fotografia per sottrazione ce ne sarebbero centinaia, e questo articolo non vuole rappresentare una guida, bensì, come sempre dico, questo articolo vuole dare spunti di riflessione. Non vuole insegnare nulla a nessuno, vuole suggerire qualcosa a qualcuno pronto ad ascoltare.

Prendete la macchina fotografica e fate la vostra solita fotografia… adesso senza spostarvi provate a scattare la stessa fotografia ma con un’ottica diversa… cercate di selezionare quindi qualcosa di interessante all’interno della foto che avete scattato pochi istanti prima e scattate.

 

Ci si legge nel prossimo post. Grazie a chi avrà avuto la pazienza di leggere tutto.

Chiudo

 

 

Allego un po’ di link per chi volesse approfondire:

Frano Fontana: http://francofontanaphotographer.com/photography.html

Il ritratto: http://trabuioeluce.com/il-ritratto/

 

 

 

 

 

 

 

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