fare fotografia

Fare fotografia

Vi è mai capitato di sentirvi come gli unici che pensano o fanno una determinata cosa?

A me succede molto spesso… oggi però voglio raccontarvi di ciò che mi è successo un anno fa quando mi recai in fiera con un amico al Nikon Live. 

Forse sono stato ispirato dalla scritta… “the difference is here”… o sarà che sono io davvero diverso, fatto sta che in molte occasioni mi sono sentito come un pesce fuor d’acqua.

La fiera è come ci si aspetta, tanta auto-promozione, tanti obiettivi, tante macchine fotografiche, stand ospiti e, curiosi… tanti…

Una cosa molto interessante erano gli interventi dei “big” della fotografia che spiegavano le loro esperienze, raccontavano le loro storie… e poi, inutile negarlo, c’era anche la componente “modelle” che aveva un gran seguito…

Ma tutti, e sottolineo tutti, sembravano aver perso il focus del motivo per cui erano li… l’amore (vero o presunto) per la fotografia. 

E chi ama la fotografia come il sottoscritto, non può non aver notato il potenziale del posto in cui eravamo… un posto dove fare fotografia… non alla modella, non per provare l’obiettivo costoso, ma con la propria macchina fotografica… 

Un connubio di geometrie, silhouette umane, luci e ombre da far paura…

ma le notavo solo io? So solo che ad un certo punto ho cominciato a scattare, a fare fotografia… la mia, come sempre.

Ed ecco che mentre tutti parlavano di fotografia, io facevo fotografia. 

 

Sperimentare sempre, pensare, fare. Queste sono le parole che mi hanno spinto ad estraniarmi dal contesto in cui mi trovavo. 

 

 

Luoghi come questi… geometrie come queste e situazioni come queste non possono non essere fotografate… 

 

 

Volutamente ho cercato di rendere invisibili o irriconoscibili i volti delle persone. Non mi interessava chi fossero… mi interessavano le loro forme, le loro silhouette in relazione alle geometrie del luogo in cui si muovevano. Estraniarle dal contesto “fieristico” in cui si muovevano è stata l’altra grande sfida. Farle sembrare sole come perse in un labirinto, in un luogo super affollato e dagli spazi enormi…

 

 

 

 

 

 

 

La sensazione di libertà che provo nello scattare con obiettivo a focale fissa di 24mm, è indescrivibile… punta e spara… punta e spara… shooting… come si dice adesso… un cecchino invisibile. 

Finalmente sono anche riuscito a trovare chi si divertiva almeno quanto mi stavo divertendo io… forse perché fondamentalmente avevamo la stessa mentalità… o “età mentale”… o maturità che dir si voglia.

 

 

Fiera: un luogo dove lo spettatore guarda, l’addetto ai lavori lavora, il sottoscritto si diverte a fare fotografia, come sempre accade da qualche anno a questa parte. 

 

 

Quindi alla domanda “può diventare una fiera della fotografia, un parco giochi della fotografia?” la risposta è… certo che si. Basta “amare” la propria passione…

sembra una cosa inesatta da dire… amare una passione ma alla fine credo che il segreto sia tutto li…

La passione, vera o presunta, per la fotografia, ha spinto tanti all’appuntamento che Nikon ha organizzato… L’amore per quella passione mi ha portato a impugnare la mia macchina e scattare. 

 

 

Per precisare… non trovo nulla di male nel fotografare una modella… trovo poco utile la ressa per fotografare una modella in fiera… trovo ancora più inutile spintonarmi al buio con altri 50 “colleghi” per rubare uno scatto ad una poverina che non sa nemmeno dove guardare.

quella foto, ottenuta tra spintoni e sgomitate non serve letteralmente a niente…

un progetto, una storia non mia… un “costume” non mio… una modella che non ho scelto io… e che forse, se sarò fortunato, guarderà dalla mia parte… e alla fine, se sono fortunato, avrò fatto 3 foto in croce ad un “pezzo di carne”… ma che senso ha? per carità ognuno fa ciò che vuole, ma analizzando a fondo una propria esperienza, magari si potrebbe fare tesoro di quella esperienza… 

credo che sia più interessante interagire con la modella, creare un progetto fotografico, affidare a lei il compito di “interpretarlo” dirigendola sul set e, una volta terminato, analizzare il proprio lavoro, lavorare sulle immagini… immagini che possibilmente debbano avere uno scopo.

Una cosa utile, poteva essere quella di sessioni guidate di fotografia. Shooting individuali di mezz’ora l’uno, con modella e tutor a disposizione per imparare qualcosa… in quel modo tutto avrebbe assunto un altro significato. 

quelle modelle per esempio, erano li per essere fotografate da un fotografo professionista che parlava con loro, le dirigeva, gestiva le luci e tutto era come il professionista voleva che fosse… l’unico a scattare doveva essere lui… magari tutti i fotografi avrebbero dovuto guardare e fare attenzione a quello che faceva e come lo faceva… avrebbe avuto più senso… avrebbero imparato qualcosa invece di essere impegnati a portare a casa scatti del tutto inutili… inutili nel vero senso della parola.

L’organizzazione dell’evento non ha colpe… era li per mostrare luci, set, macchine fotografiche, modelle ed è quello a cui tutti abbiamo assistito…

Come dico sempre, dovrebbe essere il fruitore finale a selezionare bene le proprie azioni. Ed infatti in tutti i luoghi dove c’era da imparare qualcosa, il pubblico… quello grande, latitava.

“Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi.”

Questo mio esperimento mi ha permesso di fare fotografia. Quindi rifacendomi alla citazione di Avedon, quel giorno io, mi sono svegliato. Sono tornato a casa carico come una molla. Un progetto nato dal niente. Maturato in mezz’ora. Venuto fuori come pensavo…

Questa è una piccola selezione di un progetto ben più ampio. 

Piace? non piace? il punto non è questo. Il punto è che nelle memory card quel giorno sono state memorizzate due tipi di immagini… da una parte le mie. Da una parte le altre. 

Come sempre offro spunti di riflessione, non attacco e non mi riferisco nessuno in particolare. Di certo c’è che se qualcuno si sente “toccato” da queste mie parole, forse è davvero il caso di cominciare a rivedere il proprio concetto di fotografia. Non per farlo somigliare al mio, ci mancherebbe altro… ma per arrivare a pensare creare e proporre progetti fotografici che abbiano un senso… quantomeno per chi scatta…

Chiudo qui, vi lascio qualche link come sempre per chi volesse approfondire.

 

 

l’importanza di una sessione di scatto individuale con modella http://trabuioeluce.com/storie-di-workshop/

un errore da non fare è cercare la foto alla modella per pubblicarla sui forum… è inutile e il consenso è merito della bellezza della modella, non certo della nostra foto http://trabuioeluce.com/vita-da-forum/

Nikon Live https://www.nital.it/live/

 

 

 

2 thoughts on “fare fotografia

  1. Gigio condivido in tutto e per tutto quello che hai scritto,il punto principale e la Fotografia e non basta il discorso attrezzatura e modelle,bisogna essere in grado di voler guardare dall’altra parte mentre tutti guardano nel senso contrario.
    Alla fine se ci pensiamo bene queste scelte le facciamo noi che amiamo questa passione,ma chi deve vivere di foto guarderanno sempre all’aspetto “professionale”,che alla fine e la morte dell’amore di quest’arte.
    I grandi in un certo senso sono fortunati perché antecedenti all’epoca digitale,perchè con i miliardi di foto che girano ora come ora…sarebbe un pochetto complicato trovare l’ago nel pagliaio!
    Comunque prima o poi andiamo ad un evento insieme…..sai che risate
    Bel post,ciao Gigio

    1. Parto dalla fine del tuo commento per dirti che non vedo l’ora… prima o poi succederà… e quando succederà il vero evento sarà “l’incontro”.
      Hai detto bene, delle volte bisogna avere il coraggio di fare un passo, due passi, tre passi indietro e uscire dalla folla… e già così, tutto ci sembrerà diverso.
      Se poi si ha anche il coraggio di voltarsi e guardare da tutt’altra parte, avremo come premio qualcosa che nessuno ha visto… e sta a noi fotografare quello che tutti si stanno perdendo.
      Un vecchio detto recita… “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”… ma davvero tanti vogliono perdersi la luna per guardare il dito?!? c’è un mondo da fotografare… ogni occasione genera “fotografia”… e purtroppo una modella genera troppa distrazione… e così tutti guardano il “dito”…
      Mi fa piacere trovare un altro “diverso” come me, ma nel tuo caso già lo sapevo.
      Ciao Grande! Grazie della visita, della lettura e del commento!

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