Esiste ancora la fotografia?

Ciao a tutti amici e bentrovati nel mio diario fotografico.

Esiste ancora la fotografia? Questa è una domanda che mi sto ponendo da tempo. La risposta affermativa a questa domanda sembra scontata, ma siamo proprio sicuri che sia così?

In una realtà oggi si parla più con le immagini che con le parole, dove tutto passa da social come Instagram, Facebook o ancor di più Youtube, e le parole assumono un significato sempre più superfluo. La voglia di apparire supera di gran lunga la voglia di creare contenuti intelligenti, validi, utili…

Eppure qualche decennio fa non era così. Sono perfettamente a conoscenza del beneficio portato dai social e dalla fotografia digitale, ma siamo sicuri che tutto questo “progresso” ci stia portando nella giusta direzione?

è il caso di dire, si stava meglio quanto di stava peggio?

In realtà, si. Una grande verità è che per gli amanti della immagine “pura”, la pura fotografia, prima si stava decisamente meglio. Non fosse altro che prima le fotografie erano talmente belle, talmente buone che NON dovevano essere “spiegate” perché erano “ragionate” e lo si percepiva benissimo.

Oggi se ti chiedi il perché di almeno il 90% delle fotografie che si vedono in giro, scopri che risposte non ce ne sono… tutto appare senza senso.

Quindi di fatto il progresso digitale ha portato un miglioramento della qualità della vita del fotografo, ma ha abbassato inevitabilmente e clamorosamente l’asticella della qualità dei contenuti.

Foto bellissime, perfette ma che, ahimè, sono anche e purtroppo foto senza senso. Sempre più si sta assistendo a questa ricetta.

Se proviamo ad eliminare i milioni di selfie che vengono vomitati dai social ogni giorno, accompagnati da gattini e cagnolini, seguiti a ruota dalle fotografie ai fiori presenti sui balconi, o ai tramonti… molti dei quali pure storti, incappiamo, sporadicamente, in fotografie tecnicamente buone o presunte tali, ma che davvero non hanno nessun senso.

possibile che una foto fatta bene, bellissima, che ti fa gridare “WOW” non abbia senso?

Si, è possibile. Un esempio su tutti? Le foto dell’artista o fotografo americano Brandon Woelfel.

Bravissimo, fa foto bellissime che ti fanno sognare ma… ma che senso hanno? nessuno. Una bellissima ragazza con un filo di luci led in mano e una tonnellata di post-produzione possono rendere una foto “inutile”, utile? La risposta è… NO!

Brandon Woelfel

può darsi che abbia un senso e sono l’unico che non lo comprende, ma della stessa tipologia di foto, posso affermare che senza cadere per forza nell’effetto wow, abbiamo una fotografia simile ma (per fortuna) assolutamente non uguale…

Mike Monaghan

Come la foto di Woelfel, l’immagine qui sopra ha una ragazza come protagonista, la luce sfocata e un effetto wow dato dalle scintille… però la foto di Monaghan qui sopra è una buona fotografia, potrebbe essere una immagine facilmente riconducibile ad un ricordo impresso nella nostra memoria, potrebbe essere l’immagine di un racconto, un fermo immagine di un videoclip, la copertina di un vinile… mentre la foto di Woelfel non ha nessun senso… se togliamo le lucine led dalla foto, cosa rimane? un “normalissimo” ritratto ad una bella ragazza come ce ne sono milioni sul web… punto. Il filo di lucine a led quindi a cosa serve? A differenziarlo, certo, ma promuovendo una cosa inutile e senza senso.

La cosa fondamentale da tenere presente è che la seconda foto racconta qualcosa, racconta un momento, e sebbene potrebbe essere costruita anch’essa, è comunque qualcosa di credibile.

Una foto, quella di Woelfel, è soltanto bella mentre l’altra, la seconda di Monaghan, è bella e buona.

chiariamoci…

Sia chiaro Woelfel, lo ripeto, è un ottimo fotografo e all’interno del suo profilo Instagram ci sono foto eccezionali, come questa qui sotto, che forse non merita 250.000 like ma poco importa.

Brendon Woelfel da 250.000 like

Quello che non capisco è il genere di immagini qui sotto… davvero non ne capisco il senso…

Brandon Woelfel – il bengala

cioè mi viene da ridere e pensare contemporaneamente… chi di noi almeno una volta nella vita non ha guardato un paesaggio al tramonto con un bengalino in mano? Una risposta non esiste. Esiste solo che sta foto fa 170.000 like… per niente. I led della prima foto sono inutili come lo è il bengalino in questa… completamente inutile.

Per pura curiosità la foto di prima, quella del fuoco di Monaghan, di like ne ha fatti 1.300… mi sembra troppa la differenza 1.300 contro 250.000. Troppa e ingiustificata.

Ho volutamente scelto Monaghan che vanta solo 18 mila followers su Instagram in confronto a Woelfel che invece ne vanta 2,9 milioni, a dimostrazione che a volte il giudizio popolare è ingannevole. Si guarda l’immagine senza chiedersi il perché… è come chi compra un libro giudicandolo dalla copertina.

di esempi così ce ne sono tonnellate… e in tutti i campi

Ma quando una foto non ha bisogno di essere spiegata? Quando riesce a trasmettere qualcosa, quando è utile, diretta, scomoda, pensata…

la post-produzione serve o complica le cose?

la post-produzione serve se fatta bene… se utile… se non invasiva e soprattutto se non distorce la realtà.

Di realtà distorta mi capitò un esempio eclatante nel 1998. Calendario Max, protagonista una bellissima Alessia Marcuzzi. Fin qui niente di strano se non che, ad Alessia Marcuzzi con troppa post-produzione venne tolto un piede.

Sviste che capitano, ci mancherebbe. Ne sa qualcosa anche Steve McCurry… capitò anche a lui di sbagliare post-produzione e pubblicare una sua foto “maldestramente ritoccata”.

Steve McCurry

a prima vista tutto ok… ma guardando con attenzione i due archi al centro della foto, notiamo una piccola e quasi impercettibile sbavatura…

Steve McCurry

ingrandiamo ancora un po’

Steve McCurry

Adesso, per quanto possa io essere un accanito sostenitore che la post-produzione sia essenziale (oggi) per la fotografia, qui c’è un chiaro esempio di come alle volte, usarla senza criterio, rovina clamorosamente una
splendida foto. Non c’era alcun bisogno di ritoccare questa immagine, perché quel palo doveva essere spostato? quale valore aggiunto avrebbe dovuto portare alla foto?

Le vittime del digitale sono tante, ma ancor peggio dell’essere vittima è il fatto che adesso tante fotografie senza la post-produzione non esisterebbero.

YouTube qualche giorno fa tra i video consigliati mi dava questo… l’ho ignorato… poi un amico me lo ha suggerito nuovamente e così gli ho dato una occhiata… sono rimasto sbalordito.

La dimostrazione che oggi il fotografo conta sempre meno. La dimostrazione che oggi la foto non la fai se sei bravo, ma se sei figo ad usare il computer. Dal nulla nasce una foto, ma questa non è fotografia.

Ottimi effetti speciali non rendono un film mediocre, eccezionale.

Per carità, il risultato finale ha lasciato a bocca aperta anche me. Lui, tale Nick Busch, è bravissimo, è un artista, ha una capacità di tirare fuori un piccolo capolavoro visivo dal nulla… ma la domanda come sempre è… a cosa servono queste immagini? Hanno un senso? A parere mio no, tranne che non siano immagini commissionate per lavoro…

Nick Busch

Nick Busch ha “inscenato” la foto di un delitto… macchie di sangue, ambiente ostile, un uomo che guarda la scena. Per un secondo mi è venuta in mente una foto di Letizia Battaglia e delle sue immagini di reportage.

Letizia Battaglia

Di elementi in comune ce ne sono parecchi… ma credo che non ci sia bisogno di dire che le due foto, pur trattando lo stesso argomento, siano due cose estremamente diverse. La prima la fai se sei un mago di photoshop, ma la seconda la fai se sei un fotografo.

Ok ok, una è “arte” e l’altra è reportage, ma alla fine sono due foto. Un po’ come quando vai in Thailandia e mangi una pizza… un conto è la pizza italiana e un conto è la pizza “italiana” fatta in Thailandia… sono sempre due “pizze” ma non sono la stessa cosa. E dico Thailandia tanto per dire… Inghilterra, Germania, Turchia o Cina sarebbe stata la stessa cosa.

Sono due cose diverse. La “fotografia” è una cosa diversa.

La fotografia è tutto quello che puoi esprimere con quel famoso “click”. Tutto il resto è cornice, e un buon quadro non si giudica dalla cornice.

Per rispondere alla domanda iniziale, ovvero se la fotografia esiste ancora o no, credo che la risposta sia negativa… a meno che non ci si fermi e si cominci a scattare foto, non per forza analogiche, ma quantomeno pensate come se lo fossero. Solo così potremmo iniziare a vedere immagini come quelle che vi ripropongo qui sotto.

Franco Fontana
Mimmo Jodice
Sebastiao Salgado
Paolo Pellegrin
Mario Giacomelli
Irving Penn
Robert Doisneau
Ferdinando Scianna
Avedon
Henri Cartier Bresson
Robert Capa
Gianni Berengo Gardin

Potrei continuare per ore. Potrei fare altri centinaia di esempi. Per fortuna la storia è dalla nostra parte. Abbiamo infatti la fortuna di avere un grande repertorio fotografico da cui attingere, basterebbe studiare e cominciare a prendere spunti, idee, evolvere i pensiero dei grandi che ci hanno preceduto.

L’ignoranza non è mai una soluzione. Nessuno dei grandi fotografi che ho menzionato adesso, hanno usufruito di bellezze da calendario, photoshop, effetti wow da lucine led o altre diavolerie del genere… ma quanto hanno da raccontare queste singole immagini?

Ho volutamente scritto soltanto il nome degli autori, perché sono convinto che dare altre informazioni sia inutile. Queste fotografie parlano da sole, raccontano, emozionano, sono eterne. E tutte sono nate dopo quel famoso “click” di cui parlavo prima. Generate dalla mente e dal cuore del fotografo e partorite impresse su pellicola, da un apparecchio fotografico. Stop.

serve davvero altro per fare fotografia?

no… mente, occhio e cuore… e qualcosa da raccontare.

Se vi è piaciuto l’articolo, come sempre vi lascio alcuni link ad altre letture.

Ci si legge al prossimo articolo.

Ciao

  1. fare fotografia;
  2. esiste la street photography;
  3. bianco e nero o a colori;
  4. il ritratto;
  5. un ritratto all’anima;
  6. l’idea che rivoluzionerà il mondo.

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