bianco e nero o a colori

bianco e nero o a colori?

 

Mi capita spesso di sentire… “io scatto solo bianco e nero perché è più bello”… così come mi capita di sentire… “se il mondo è a colori perché dovrei scattare foto bianco e nero???”.

Chi ha ragione? chi scatta solo in bianco e nero o chi scatta solo a colori? senza considerare che c’è anche una terza categoria, coloro che scattano tutto a colori e poi convertono (non tutto) in bianco e nero… e sono la maggioranza dei fruitori di bianco e nero “operanti”.

Andiamo con ordine…

Che il bianco e nero sia un ottimo “linguaggio” fotografico, lo dimostra il fatto che i grandi fotografi, lavoravano o lavorano tutt’ora in bianco e nero… Henri Cartier-Bresson, Richard Avedon, Ugo Mulas, Elliott Erwitt, Gianni Berengo Gardin, Mimmo Jodice, Sebastiao Salgado … devo continuare? Fotografavano in bianco e nero non perché non esistessero pellicole a colori, dato che la pellicola a colori conosciuta e commercializzata con il nome di Kodachrome esiste dal 1935, ma per scelta comunicativa.

Quindi pur avendo la possibilità di esprimersi a colori, tanti grandi decisero di esprimersi in bianco e nero… ma perché?

Perché fotografare in bianco e nero vuol dire fotografare l’essenza di ciò che si trova di fronte alla nostra macchina fotografica. Senza artefatti, senza condizionamenti e soprattutto senza che lo spettatore sia veicolato in alcuna maniera.

Ma cosa significa? Ce lo spiega meglio la frasse di un grande fotografo, Gianni Berengo Gardin, quando disse…

“secondo me il colore distrae, perché se io fotografo delle persone e una di loro è vestita di rosso, puoi essere sicuro che nella fotografia si nota… salta fuori di più quella signora vestita di rosso, che non i visi delle persone che sono la cosa più importante…” 

Un concetto molto semplice. Un concetto che esprime una grandissima verità. Allora la soluzione più essere scattare tutto ciò che vediamo in bianco e nero? No! Secondo me no, sia perché

per scattare una buona foto in bianco e nero è necessario che la fotografia sia pensata “in bianco e nero”,

e sia perché anche il colore, in alcuni ambiti, in alcuni contesti ha la sua importanza, anzi diventa “fondamentale”, ma questo lo vedremo più avanti.

La foto quindi, come dicevamo, andrebbe pensata in bianco e nero prima, e scattata in bianco e nero poi… se possibile farlo con mezzi tecnici tali da regalarci un bianco e nero nativo che poco ha a che vedere (purtroppo) con il bianco e nero ottenuto dalle conversione in post produzione dei nostri files digitali.

Come? Per esempio caricando una qualsiasi macchina fotografica analogica con pellicola bianco e nero… ne esistono di varie marche, sensibilità e materiali. Oppure esiste una alternativa digitale che è riservata però solo a pochi fortunati, ossia la Leica Monochrom.

Quindi a meno che non abbiate circa seimila euro per permettervi un sogno chiamato Monochrom, l’unica alternativa per avere un bianco e nero nativo è quella dell’analogico, io l’ho provato e devo dire che i risultati sono pazzeschi. Ne parlo qui.

Diciamo comunque che la stragrande maggioranza delle persone, tra cui ci sono anche io, scattano abitualmente in digitale e a colori, e poi tramite software di post produzione convertono le proprie immagini in bianco e nero. Ma anche qui vale la regola base, ossia…

per scattare una buona foto in bianco e nero è necessario che la fotografia sia pensata “in bianco e nero”.

Non è sufficiente quindi prendere tutte le nostre foto scattate a colori e trasformarle in bianco e nero, perché sarebbe la maniera più facile di trovarci a gestire foto piatte, senza senso e soprattutto cattive.

Ma il problema riguarda solo le mie fotografie?

No. Vale per tutte le fotografie. Ci sono foto che nascono a colori per esistere a colori, così come esistono foto che hanno il bianco e nero nel loro DNA.

Per esempio, se prendo una qualsiasi immagine della serie di panorami di Franco Fontana, uno dei più accaniti sostenitori della fotografia a colori e soprattutto maestro della fotografia contemporanea, noterò che i suoi panorami convertiti in bianco e nero non hanno senso,

o meglio non hanno il senso che voleva dare l’autore al momento dello scatto.

Proprio perché sono fotografie nate e pensate a colori scattate da chi vuole che il colore sia il protagonista delle sue immagini… e visto che ho citato Berengo Gardin per il bianco e nero, per par condicio cito anche Fontana sul colore quando disse…

“mi alzo la mattina, vedo a colori e non ho nessun difetto… se uno si alza al mattino e vede in bianco e nero cosa fa? alza il telefono e dice (ridendo) che c’è qualcosa che non funziona…”

Ecco che quindi cominciano a delinearsi le cose. Non è la fotografia che ci comanda, ma dobbiamo essere noi a comandare la fotografia. E soprattutto, il colore o il bianco e nero non è più soltanto una scelta estetica, ma diventa una scelta comunicativa importantissima.

Siamo noi e saremo sempre noi il fattore che sposta l’ago della bilancia verso il monocromatico o verso il colore. Nessuno oltre noi conosce la fotografia che vogliamo scattare e soprattutto nessuno oltre noi sa quale sia la destinazione di tale foto e quale messaggio vogliamo mandare attraverso la nostra immagine.

D’altronde perché precludersi il piacere che regala un solo genere fotografico, quando possiamo gioire nell’usarli entrambi?

Ma tra una foto a colori e la stessa identica foto in bianco e nero ci sono davvero così tante differenze? Si, per la stessa foto abbiamo due messaggi diversi.

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In questa mia fotografia il colore è parte essenziale della foto, come si noterà, quella monocromatica mostra soltanto qualcosa di fatiscente. In quella a colori invece, il rosso e il celeste sono diventati i motivi che mi hanno spinto a scattare, ossia la loro sovrapposizione… il loro coesistere… nonché la loro lotta per essere predominanti l’uno sull’altro.

Poi il fatto che inconsciamente la mia mente abbia collegato questi colori a quelli di una foto che amo di Steve McCurry è un altra storia… sta di fatto che questi stessi colori, rosso e celeste, forse attirarono l’attenzione di McCurry e lo spinsero a scattare… così come è successo a me. Colori che convivendo nella stessa foto le donano armonia.

India - Foto di Steve McCurry
India – Foto di Steve McCurry

Ma questa foto di McCurry come sarebbe stata in bianco e nero? Avrebbe avuto lo stesso significato? Assolutamente no. Vediamo perché…

India - Foto di Steve McCurry
India – Foto di Steve McCurry (modificata e resa in bianco e nero)

Se nella versione a colori, capisco (o immagino) proprio grazie alla presenza dei colori che ci troviamo in un villaggio… magari in India, che quel bimbo stia giocando, e che quelle “mani rosse” siano puramente ornamentali, nella versione in bianco e nero, potrei essere ingannato dalla perdita di informazioni che il colore mi fornisce.

Potrei scambiare questa immagine per una fatta in un paese in guerra… potrei immaginare che il fotografo scatta una foto ad un bimbo che scappa via terrorizzato… potrei pensare che quelle impronte di mani abbiano un significato più macabro che ornamentale…

Quindi il colore diventa parte fondamentale della narrazione, parte della storia che il fotografo ci vuole raccontare.

Ma al contrario succede quello che ha detto Berengo Gardin, ossia che il colore distrae?

Vediamo con una foto che poco ha a che vedere con la bellezza di quella di McCurry, ma che tratta lo stesso argomento, ossia un bimbo che corre in un “paesaggio urbano”…

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Nella versione a colori, lo sguardo è veicolato verso i colori più accesi, anzi si guarda la foto in più punti per capire quale messaggio voglia mandare, si vuole ossia capire il perché di questa foto.

Nella versione in bianco e nero invece, tolte tutte le fonti di distrazione (da qui anche la teoria del “fotografare sottraendo”), rimane “solo” il messaggio o il motivo dello scatto… la corsa del bambino o meglio, il bello dell’infanzia, il bello dell’essere bambini… Questo bimbo corre così come corre quello nella foto di McCurry proprio perché sono tutti e due bimbi. Il “bimbo” non cammina, corre! gioca! urla! con le scarpe o senza, con i vestiti o senza, tutto il giorno o “soltanto” appena uscito da scuola, nel villaggio in India o tra il caos cittadino. E’ la corsa del bambino è la prima cosa che si nota nella versione in bianco e nero.

Immagine previsualizzata in bianco e nero. Ossia sapevo che nella conversione in monocormatico tutti gli elementi di disturbo sarebbero spariti.

In definitiva la fotografia racconta. Cosa, in che modo e perché siamo e saremo sempre noi a deciderlo.

Non esiste un metodo di fotografare migliore di un altro, esiste soltanto il nostro pensiero tradotto in immagine. 

 

Ci si legge nel prossimo post. Grazie a chi avrà avuto la pazienza di leggere tutto.

Chiudo

Allego un po’ di link per chi volesse approfondire:

 

Gianni Berengo Gardin: Gianni Berengo Gardin

Franco Fontana: http://francofontanaphotographer.com/

Steve McCurry: http://stevemccurry.com/

 

 

 

 

 

 

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